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La fiaba di Antonio Moresco

Dalla centotreesima pagina di Fiaba d’Amore, (Libellule Mondadori, 2014). Il colombo di Moresco poggia le sue zampette sul ballatoio della meravigliosa ragazza amata, ruota gli occhi da colombo, e parla:

“Che pena questa vita…” si diceva il colombo mentre volava molto in alto nel cielo nero che c’è tra la vita e la morte, battendo al sua ala ferita sopra la città illuminata dei vivi e poi sopra quella sterminata dei morti. “Che pena tutto questo dolore dei vivi e anche dei morti, tutte queste persone che si cercano e non si trovano, che pena tutto questo impossibile amore… Ma allora perché si cercano, se non si trovano? Ma allora perché si prendono gioco gli uni degli altri, perché si fanno del male, perché si feriscono, perché si lasciano, se poi devono continuare a cercarsi per non trovarsi? Ma allora perché certe volte si trovano, se non posso trovarsi e possono solo cercarsi?
Perché tutto questo? Solo perché sono così infinitamente soli che hanno bisogno di guardarsi almeno dentro uno specchio? Solo perché devono riprodurre altre donne e altri uomini infinitamente soli che si cercano e che non si trovano? Come sono soli gli uomini! Come sono sole le donne!”

Fine, più o meno.

Antonio Moresco Fiaba d'amore

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L’amore non ha confini, Sorrentino nemmeno

– Io oggi parto per sempre. T’ho scritto una poesia, l’ultima.
– Leggimela.
Amore, masturbami col mappamondo, voglio venire sul Marocco! Sono generoso, voglio fare del volontariato. La risolvo io l’aridità desertica del Sahara. Attento amore quanto spingi, potrei inondare il Nilo, sarebbe una strage… Ho distrutto tutti i campi coltivati. È proprio vero, l’amore non ha confini.