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Genesi del cavolo


Questo blog nasce da un cavolo.

Se c’è una cosa, anzi due, che proprio non sopporto sono le novità e gli addii.

Quelle come me, così radicate alle abitudini che se ne perdono una o perdono un braccio è uguale, non possono accettare che dopo intere estati di zucchine gratinate; zucchine stufate; zucchine fritte con la pastella; zucchine fritte e basta; zucchine alla julienne; zucchine al forno; pasta zucchine e gamberetti; zucchine e patate bollite; zucchine ripiene; zucchine zucchine zucchine… improvvisamente, da un giorno all’ altro e senza un perché, uno straccio di motivazione, dalla pentola magica della mamma spunti un cavolo.

Lo vedo fare capolino a pelo d’acqua. Un cavolo lesso, per la precisione. Dice lui addio per me alle tanto care e decennali zucchine.

Ora, oltre alla genesi c’è bisogno di un piccolo cenno sugli obiettivi: non voglio parlare qui del prezzo della verdura, del precariato, di un paese che fatico ad amare, di chi in questo paese ci si sveglia un giorno e non ti ama più, e quindi l’università, il lavoro che non c’è e quando c’è fa schifo, l’amore che disattende promesse e regala bestemmie, la passione che può diventar impiego, sì, se per anni ti fai bastare cavoli a colazione, pranzo e cena – la cosiddetta gavetta del cavolo.

Ma poiché è storicamente dimostrato l’inadempimento delle attese di ogni manifesto programmatico che si rispetti, molto probabilmente proprio di tutto questo si scriverà. Con disillusione e rabbia. Una rabbia, per così dire, pedagogica perché vorrei insegnare al lettore quel senso spietato delle cose che l’amore tenero di una donna per anni celò a me stessa. E vorrei che il lettore restituisse a me la speranza che, davvero, ancora, può essere altrimenti.

Questo blog, nemmeno tanto in fondo, nasce per filologica fedeltà alle parole rimpinzata da un maldestro tentativo di adeguarsi ai tempi. Se un blog è un “diario in rete” e allora intrappoliamoli questi giorni, aggiustiamo le maglie sbrindellate dal tempo e dalle burrasche, lasciamo andar via i pesci piccoli e poi rispingiamoci al largo. Tanto una nuova mareggiata ci sorprenderà sempre, così come inaspettata tornerà la bonaccia.

Di disincagliarsi dalle secche non si finisce mai. Tutto è bene quel che non finisce? Col cavolo.

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